Dittatura della maggioranza

La dittatura della maggioranza è un concetto politico che esprime, secondo il suo primo teorizzatore moderno Alexis de Tocqueville, il principale limite (o patologia) della democrazia moderna. Il concetto è però molto simile a quello di oclocrazia teorizzato da Polibio[1], nel II secolo a.C., come patologia della democrazia.

Lo stesso argomento in dettaglio: Oclocrazia e Alexis de Tocqueville.

Eziologia

In un sistema democratico, lasciata a sé stessa la maggioranza della popolazione "deciderebbe" per l'insieme degli individui[2], non tenendo in considerazione la visione espressa dalle minoranze: essa può invece essere autorevole o talvolta più adeguata ad un determinato contesto storico-sociale[3].

In termini storici, dietro all'argomentazione di de Tocqueville[4] potevano esserci i timori di alcuni strati sociali contrari ad un incondizionato suffragio universale che, secondo loro, avrebbe dato totale peso politico ad una maggioranza con interessi diversi dai loro. L'argomentazione, però, è stata ripresa nel secolo successivo per spiegare l'ascesa al potere dei totalitarismi degli anni Trenta[5].

Rapporto con la democrazia

Una filosofia politica democratica di tipo monista - che nella legittimazione popolare veda l'unica fonte di autorità per un pubblico potere - si pone in potenziale tensione con funzioni professionali, come l'amministrazione della giustizia: in presenza di procedure democratiche funzionanti, cioè, si potrebbe sostenere che "sia escluso qualsiasi «appello al cielo»; nessuno, in nome della giustizia, può legittimamente sottrarsi alle decisioni democratiche. Ma questo sembra un prezzo troppo alto da pagare per mettere la democrazia al riparo dalle ingerenze degli organi non democratici. Se ci possono essere ottime ragioni per non fidarsi di tali organi e per temere l’inefficienza, il paternalismo e le possibili derive autoritarie che essi possono implicare, tali ragioni dovrebbero essere distinte da un’adesione a tutto campo rispetto agli esiti delle procedure democratiche. In altre parole, per difendersi dai pericoli dell’autoritarismo anti-democratico non è necessario, ed è altamente imprudente, adottare una forma di autoritarismo democratico"[6].

Lo stesso argomento in dettaglio: Giustizia politica.

Studi sulla prevenzione

Lo stesso de Tocqueville teorizzò che la società moderna è divisa in moltissime fazioni trasversali: le associazioni, le quali avrebbero potuto fungere da anticorpi a questa patologia, non solo nella veste di partiti politici[7] ma anche e soprattutto come corpi intermedi di tipo sociale, professionale o economico in generale.

A questa pluralità sociale, il diritto aggiunge uno strumento[8] accentrato, secondo l'impostazione kelseniana in cui il nesso tra giustizia costituzionale e democrazia è ben presente[9]: "la giustizia costituzionale si configura come uno strumento posto a difesa delle minoranze nei confronti delle manifestazioni di volontà, contrarie alla costituzione, della maggioranza parlamentare, come argine alla nascita di una «dittatura della maggioranza»"[10].

A tal proposito, Violante ha sostenuto che "il principio maggioritario è in democrazia sottoposto a precisi limiti per evitare gli abusi delle maggioranze, la cosiddetta “dittatura della maggioranza”. Questi limiti al principio di maggioranza sono oggi costituiti dalla separazione dei poteri, da un nucleo di diritti fondamentali collocato fuori delle contese politiche, e che perciò “non può essere sottoposto al voto”, da una magistratura indipendente, da un sindacato sulla conformità delle leggi alla Costituzione operato dalle Corti Costituzionali"[11].

In Italia

In Italia Dogliani ha ravvisato "un legame tra le modalità con cui è stata esercitata la dittatura della maggioranza parlamentare (...) e i veleni oggi in circolo" a causa del populismo nelle democrazie di massa[12]. Per Deidda, "la Costituzione è stata un formidabile strumento nelle mani di chi si opponeva al populismo distruttivo di ogni corretto equilibrio tra le istituzioni della Repubblica e ha rappresentato il limite invalicabile per chi non voleva che la dittatura della maggioranza divenisse la vera costituzione materiale"[13].

C'è stato anche chi, come Bonetti, ha messo in guardia dai pericoli cui le nuove tecnologie dell’informazione, talora di segno opposto, possono dar luogo quando entrano nel dominio della politica: "c’è il rischio di una dittatura della maggioranza e conseguente emarginazione delle minoranze, e, al tempo stesso, la possibilità che si apra la strada a «processi di controllo e di manipolazione operati da oligarchie o da gruppi ristretti di persone». La comunicazione diretta fra cittadinanza e leadership politica, senza le tradizionali mediazioni, la personalizzazione spinta fino a forme di vero e proprio «divismo» politico, l’esibizione ostentata e furbesca dell’intimità per dare agli elettori un’ingannevole sensazione di prossimità, sono tutti fenomeni non troppo rassicuranti per l’avvenire delle nostre democrazie liberali"[14]. In questo senso, era stata stigmatizzata da Allegretti "la prevalente linea del berlusconismo di affidare la «dittatura della maggioranza» (e del premier) ai mezzi più soffici della propaganda e dell’immagine"[15].

Note

  1. ^ Tant'è vero che, per denominarlo, Tocqueville usa indifferentemente parole appartenenti alla tradizione ellenica, come dispotismo o tyrannie (de la majorité o des assemblées politiques): Alexis de Tocqueville, De la démocratie en Amérique, t. 1, Paris, Flammarion, 1981, p. 172 e p. 230.
  2. ^ Giancarlo Carabelli, La seduzione del panteismo nella Democrazia in America di Tocqueville, in Atti del convegno Panteismo e Illuminismo a cura di Paola Zanardi e Giancarlo Carabelli, svoltosi a Ferrara il 7 e l’8 giugno 2007, nell’ambito del progetto Prin coordinato da Luigi Turco «La cultura filosofica britannica tra la fine del Seicento e l’inizio dell’Ottocento». "Carabelli evidenzia come Tocqueville faccia emergere la dimensione mitologica che si annida nel razionalismo panteista e come il suo monito circa i demoni interni alla democrazia sia rilevante anche rispetto a temi cruciali del nostro tempo, quali ad esempio, in campo religioso, il dilagare di gruppi «New Age» o neopanteisti e, in campo politico, l’affermarsi di dottrine populiste o che teorizzano la dittatura della maggioranza": Paola Zanardi, Giancarlo Carabelli, Rivista di storia della filosofia : LXVIII, 3, 2013, Milano : Franco Angeli, 2013.
  3. ^ «Tutto ciò che il popolo vuol fare lo condanna a non poterlo far da solo», secondo BURDEAU, La démocratie, Paris, 1956, p. 52.
  4. ^ "L’aristocrazia, aggiornando i suoi statuti politici e ideologici, poteva contrastare la democrazia come «dittatura della maggioranza», garantendosi un’altra stagione di egemonia. La battaglia con la modernità (i.e. democrazia) non era definitivamente persa. Non in Europa. È possibile un’aristocrazia moderna. Questa era la scommessa europea di Tocqueville. Un’aristocrazia moderna e antidemocratica": Fabio Vander, Il liberalismo come anti-democrazia. Considerazioni su John Stuart Mill interprete di Tocqueville, Democrazia e diritto. II trimestre, 2006, p. 232 (Franco Angeli, 2006).
  5. ^ "In Germania Hitler è andato al potere con un gran numero di voti dei tedeschi. Anche da noi abbiamo sentito parlare di dittatura della maggioranza. Quando chi governa non pone la sua legittimazione nel Parlamento che lo ha eletto ma nel popolo, saltando il Parlamento, la democrazia in quel paese non gode di buona salute": Giovanni Nervo, Per un terzo settore senza ambiguità, Confronti : mensile di fede, politica, vita quotidiana. Anno XXXVII, numero 1 gennaio 2010, 2010 (Roma : Com Nuovi Tempi, 2010).
  6. ^ V. Ottonelli, I principi procedurali della democrazia, Bologna, Il Mulino, 2012, pp. 151-152.
  7. ^ Per il pluralismo politico, v. la teorizzazione di Gianfranco Pasquino, Idee e modelli di governo dell'Unione Europea, Teoria politica. Fascicolo 3, 2002, che così la declina in riferimento alle strutture sovranazionali: "proprio per la pluralità di partiti di più paesi coinvolti in questa alleanza non avremo una dittatura della maggioranza, ma un probabile rispetto dei diritti e delle prerogative inalienabili di parecchi Stati (e, forse, inevitabilmente, di tutti)".
  8. ^ Ve ne sono anche altri, più puntiformi, come la disobbedienza civile: "connaturata alla democrazia, e precisamente insorgente quando le istituzioni democratiche stanno per “far naufragio” (Arendt 1985), è espressione di una esigenza di partecipazione, del bisogno di riportare la democrazia nel suo alveo impedendo la dittatura della maggioranza e lo scollamento tra governo e governati. In questo senso rappresenta, per la democrazia, una valvola di sicurezza, uno dei meccanismi di stabilizzazione del sistema costituzionale, in quanto l’opposizione all’ingiustizia nei limiti della fedeltà al diritto serve a frenare l’allontanamento dalla giustizia e a correggerlo quando è avvenuto (Rawls 1982). Rappresenta una difesa del diritto oltre che l’espressione di un impegno" (Serra, Teresa, La disobbedienza civile : un fenomeno in evoluzione, Partecipazione e conflitto : 2, 2013, p. 33, Milano : Franco Angeli, 2013.
  9. ^ H. KELSEN, La garantie jurisdictionnelle de la Constitution (1928), trad. it. La garanzia giurisdizionale della costituzione, in ID., La giustizia costituzionale, a cura di C. Geraci, Giuffrè, Milano, 1981, p. 202.
  10. ^ Groppi, Tania, La legittimazione della giustizia costituzionale : una prospettiva comparata, in Percorsi costituzionali : quadrimestrale di diritti e libertà : III, 2 3, 2010, Rubbettino, 2010.
  11. ^ Violante, Luciano, Appunti per un'analisi del populismo giuridico, Democrazia e diritto : XLVII, 3 4, 2010 (Milano : Franco Angeli, 2010).
  12. ^ Mario Dogliani, Difendere la Costituzione: un atto di realismo, in Democrazia e diritto. IV trimestre, 2005 (Franco Angeli, 2005).
  13. ^ Beniamino Deidda, Per un Paese finalmente normale, Questione giustizia : bimestrale promosso da Magistratura Democratica : 6, 2012, p. 9.
  14. ^ Paolo Bonetti, Tecnologia e democrazia, Nuova antologia. OTT. DIC., 2008, p. 179, nella parte in cui cita Daniele Pittèri, Democrazia elettronica, Laterza, 2007.
  15. ^ Allegretti, Umberto, Dal sistema Berlusconi a un'altra Italia, Democrazia e diritto. I trimestre, 2005, p. 13.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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